Lo scorso venerdì, a Roma, si è svolto un incontro di particolare rilievo per il settore sportivo e per la comunità giuridica: il convegno “La Giustizia nello Sport”, dedicato all’analisi dell’attuale sistema italiano e alle prospettive di riforma alla luce del diritto dell’Unione Europea. L’appuntamento ha riunito professionisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni sportive in un momento in cui il rapporto tra autonomia dell’ordinamento sportivo e vincoli sovranazionali è al centro di un confronto sempre più serrato.
Nel corso dell’evento è stata presentata la Nota redatta da GA‑Alliance, un documento che ricostruisce con rigore sistematico il quadro normativo, le criticità strutturali e gli scenari che potrebbero aprirsi con la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel caso Agnelli‑Arrivabene, attesa nel primo semestre del 2026.
Un settore sempre più integrato nel mercato europeo
La Nota sottolinea come l’industria dello sport abbia ormai assunto una dimensione economica tale da non poter essere considerata un ambito separato dal diritto comune. La giurisprudenza europea, dalla sentenza Bosman alla più recente European Superleague, ha chiarito che le attività sportive professionistiche rientrano nel campo di applicazione del diritto dell’Unione ogniqualvolta assumano natura economica. L’art. 165 TFUE, che richiama la “specificità dello sport”, non crea zone franche, ma impone un’applicazione delle norme europee che tenga conto delle peculiarità del fenomeno senza derogare ai principi fondamentali, dalle libertà di circolazione alle regole di concorrenza.
In questo contesto, l’Italia si trova a gestire un calendario di eventi sportivi internazionali di portata eccezionale, che richiedono stabilità regolatoria, certezza del diritto e piena conformità agli standard europei. La recente introduzione del valore costituzionale dello sport nell’art. 33 Cost. rende ancora più stringente l’esigenza di un sistema di giustizia sportiva coerente con i principi dell’ordinamento interno ed europeo.
Le criticità del modello italiano
La struttura attuale della giustizia sportiva italiana, delineata dal decreto‑legge n. 220/2003 e dalla legge n. 280/2003, si fonda su una netta separazione tra ordinamento sportivo e giurisdizione statale. Tuttavia, l’interpretazione giurisprudenziale consolidata ha prodotto un risultato che oggi appare difficilmente compatibile con il diritto dell’Unione: il giudice amministrativo non può annullare né sospendere in via cautelare le sanzioni disciplinari sportive, potendo intervenire solo attraverso la tutela risarcitoria.
La Nota ricostruisce il percorso che ha condotto a questo assetto, dalle pronunce della Corte Costituzionale del 2011 e del 2019 fino alle più recenti applicazioni. Il sistema, pur ritenuto costituzionalmente legittimo, presenta evidenti limiti rispetto ai requisiti europei di effettività della tutela giurisdizionale, indipendenza degli organi giudicanti e garanzie procedurali. Il deficit di terzietà degli organi endofederali, la mancanza di criteri uniformi di proporzionalità delle sanzioni e l’estensione automatica delle misure disciplinari in ambito UEFA e FIFA amplificano ulteriormente le criticità.
Il caso Agnelli‑Arrivabene e il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE
Il convegno ha dedicato ampio spazio al caso che oggi rappresenta il punto di snodo del dibattito: il rinvio pregiudiziale sollevato dal TAR Lazio nel procedimento promosso da Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene. La vicenda, originata dal procedimento FIGC sulle plusvalenze, ha posto in discussione non solo la proporzionalità delle sanzioni irrogate, ma l’intero impianto della legge n. 280/2003.
Le tre questioni sottoposte alla Corte di Giustizia riguardano la compatibilità del sistema italiano con l’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali, la conformità delle sanzioni alle libertà di circolazione e la relazione tra autonomia sportiva e norme antitrust. Le Conclusioni dell’Avvocato Generale Dean Spielmann, depositate il 18 dicembre 2025, hanno riconosciuto che un divieto biennale di operare nel calcio professionistico può essere compatibile con il diritto europeo solo se giustificato da obiettivi legittimi e proporzionato. Hanno però affermato con chiarezza che il diritto dell’Unione osta a una normativa che impedisca al giudice nazionale di annullare una sanzione disciplinare illegittima.
Secondo l’Avvocato Generale, se il TAR Lazio è l’unico organo dotato dei requisiti di indipendenza richiesti dall’art. 47 della Carta, esso deve poter esercitare un sindacato pieno, comprensivo del potere di annullamento e di sospensione cautelare. La verifica di tale presupposto è rimessa allo stesso TAR, ma la Nota osserva come difficilmente gli organi di giustizia sportiva possano essere qualificati come “giurisdizioni” europee, essendo i loro componenti nominati dalle stesse federazioni soggette al loro giudizio.
Verso una riforma necessaria
La decisione della Corte di Giustizia potrebbe determinare l’incompatibilità della legge n. 280/2003 con il diritto dell’Unione, imponendo al giudice amministrativo di disapplicare la normativa interna e di esercitare un controllo pieno sulle sanzioni disciplinari. Le conseguenze sarebbero rilevanti sia per i singoli procedimenti, come quello che coinvolge Agnelli e Arrivabene, sia per l’assetto complessivo della giustizia sportiva italiana.
Il Governo ha già avviato un tavolo di lavoro con CONI e CIP per una riforma organica del sistema. La Nota evidenzia come tale riforma non possa limitarsi a riconoscere al TAR Lazio poteri più ampi, ma debba necessariamente intervenire sulla struttura interna delle federazioni, riducendo i gradi di giudizio, rafforzando l’indipendenza degli organi e codificando garanzie procedurali minime uniformi. Solo un intervento complessivo potrà assicurare un equilibrio tra autonomia sportiva, effettività della tutela giurisdizionale e conformità ai principi europei.
Sport Desk Legal & Tax di GA‑Alliance
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Scarica la Nota completa
Per approfondire nel dettaglio il quadro normativo, le questioni pregiudiziali e le prospettive di riforma, è possibile scaricare la Nota integrale redatta da GA‑Alliance.
Il documento offre un’analisi completa e aggiornata, utile per professionisti, operatori del settore e studiosi interessati all’evoluzione della giustizia sportiva italiana nel contesto europeo.